SCUOLA PUBBLICA: VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE E DISSENSO CONTRO ULTERIORI EVENTUALI TAGLI DI RISORSE PROFESSIONALI ED ECONOMICHE

dic 14, 2012 inserito da

Il nostro ICS ha partecipato, come le molte Scuole del Paese, ad un intenso periodo di confronto e riflessione sul tema di massima attualità: la politica scolastica che riguarda le sorti della Scuola pubblica e il riconoscimento della professionalità docente nel nostro Paese.
Disagio, malcontento, preoccupazione e, per certi aspetti, indignazione. Questi alcuni degli stati d’animo registrati e meritevoli di attenzione.
Da tempo lo status della categoria è diminuito di prestigio e di considerazione sociale di cui, invece, hanno goduto in generale nel passato i docenti di scuola di ogni ordine e grado.
La docenza è funzione complessa. La sua ridefinizione e valorizzazione richiede di intervenire su più piani, intrecciati, ma distinti. Si parla e si legge molto sull’effettiva capacità del sistema produttivo pubblico di utilizzare il capitale umano; noi sosteniamo l’enfasi sulla valorizzazione del lavoro dell’insegnante, che passa necessariamente attraverso il riconoscimento della specificità di questa professione. Sono le connotazioni professionali e culturali, non riducibili a lavoro impiegatizio, che richiedono a pieno titolo una diversa e più concreta attenzione.
La Scuola pubblica non può sopportare altri tagli di personale e di fondi, né contare sul sacrificio che, chi ama la Scuola spesso compie in prima linea, in difesa di un lavoro che ha davvero una specificità e una funzione straordinaria nelle sorti del futuro e del progresso di una nazione. La ricerca e l’innovazione, così come la qualità dell’istruzione hanno necessariamente bisogno di risorse professionali ed economiche. La Scuola pubblica merita oggi più che mai la difesa da parte di quanti sono fiduciosi in un futuro migliore da costruire per le nuove generazioni.
Il Consiglio e la Commissione europea hanno individuato azioni per migliorare la qualità dell’istruzione e lo status della professione docente, la formazione, le condizioni di lavoro, ritenuti ambiti su cui focalizzare le politiche nazionali entro il 2020.
Una parte dell’ICS nelle assemblee sindacali si è confrontata con molti di questi temi, concludendo con documenti che trovano spazio nelle bacheche sindacali. Pur con dei distinguo, segno di presenza di scambio e rispetto di opinioni, la maggioranza ha indicato sostanzialmente una forma di protesta volta a non effettuare, ad esempio, i viaggi d’istruzione e l’adesione a futuri nuovi progetti richiedenti attività aggiuntive. Ci si aspetta di poter apprezzare un’inversione di tendenza rispetto a questioni cruciali contenute nel Patto di stabilità.
Il garantire tutti i progetti già deliberati e contenuti nel POF è, oltre che didatticamente coerente, un tributo di stima all’etica professionale di professionisti che attuano i programmi didattici avvalendosi dell’opportunità di approfondimento offerta dai molti percorsi progettati.
E questo, a conferma della inopportunità di alcune rappresentazioni della funzione docente che, come noto, non si esaurisce nelle sole ore di lezione in orario scolastico, ma che invece prevede e richiede tempo lavoro per preparare e rendere efficace e proficua l’attività didattico-formativa.
Fanno riflettere ulteriormente le parole pronunciate dal Presidente americano Barack Obama alla convention democratica, finalizzate a dare speranza -“il meglio deve ancora venire”- e a sostenere l’importanza di investire (!) in ricerca e innovazione.

Il dirigente scolastico
Armida Sabbatini